di Raffaella Musicò (Libreria Virginia e Co., Monza)

Quando mi sono imbattuta in Tonio Kroger ero al liceo. […] Da allora ho elaborato la ferma convinzione che incontrare il libro giusto al momento giusto fosse un fatto fondamentale e necessario. Questa convinzione non l’ho mai persa. E proprio questa convinzione, al momento buono, mi ha spinta, piena di entusiasmo e di imprudenza, a mettere in piedi La Tartaruga edizioni, per riempirla di libri assolutamente necessari, da leggere a ogni costo.

Il libro è Autobiografia di una femminista distratta di Laura Lepetit, siamo a pagina venti. Il che vuol dire che ce ne sono volute oltre dieci per “cominciare dall’inizio” il racconto di questa avventura, che è il fulcro di questo scritto.

Prima ci ha detto come ci si sente a vivere un’età in cui si aspetta la morte – lei dice che è come l’adolescenza, altra età in cui si vive aspettando, solo che si tratta della vita.

Ci racconta della sua gatta, e della sua convinzione che i gatti pensino, proprio come gli umani, se non di più.

Poi è la volta di un pezzetto della sua infanzia, di Salgari, del Corsaro nero.

E poi della sua balia che la sbaciucchiava e la viziava in tutti i modi possibili e dell’orrore di sua madre di fronte a questo atteggiamento (soprattutto ci dice che sua madre era trentina e un po’ tedesca e se vogliamo guardare tra le righe, be’ ecco che ci troviamo della verità).

E della guerra e di come lei e altri bambini avessero possibilità di agire fuori dal controllo dei grandi, occupati in cose ben più gravi, e di come per scrivere ci voglia disciplina e lei non ce l’ha e di come abbia trattenuto in sé molta dell’ingenuità di quando era piccola.

Parla anche del Monte di Pietà, della sua compagna di classe che era la figlia di Giò Ponti, della gioia di avere una casa in campagna, e in mezzo a tutto un piccolo tesoro di saggezza: “È necessario vivere guardandosi attorno e non dentro” – che a me è suonato come smettere di blaterare sul proprio ombelico e osservare il mondo, parteciparlo, contribuire a modificarlo, ad arricchirlo.

E poi, poco prima di iniziare il capitolo che si intitola Perché ho fatto una casa editrice, scrive una frase dove io sento la magia: “I fiumi sono bellissimi e misteriosi, corrono chissà dove e si portano via pensieri e preoccupazioni”.

E siamo solo all’inizio.

Leggere questo libro è stato come prendersi un pomeriggio fuori dal mondo e andarsene in soffitta a scoprire cosa c’è. La stessa curiosità mi ha accompagnato per tutte le pagine, ogni frase è stata aprire una scatola, a volte un baule, spesso una busta con una lettera; l’inizio di ogni capitolo come  scovare un vecchio giocattolo in buone condizioni nascosto in fondo all’armadio, con cui cimentarsi ancora e scoprire quanto divertimento dà.

Il ritmo di questa scrittura assomiglia al muoversi della voce di Laura Lepetit quando parla di sé, delle persone che ha conosciuto, delle spinte e delle trattenute, degli slanci e degli stupori e quando si legge sembra di ascoltare e quando si ascolta sembra di tornare in soffitta, con la polvere che ronza in un raggio di sole, con niente altro intorno che la propria vita.

Non bisogna essere intellettuali, scrittori, editori o studiosi eruditi per amare questo libro, per desiderare di tenerselo dentro il comodino, custodito con cura, e aprirlo quando se ne sente il desiderio. È l’incontro con una persona a cui si desidera rimanere vicini, perché è un cuore che parla a un altro cuore. Sono le meravigliose amicizie dell’età adulta, quelle che si costruiscono con i tempi lenti e la dedizione, quelle che danno profondità al proprio sentire.

Ci sono dentro i libri e le persone che li hanno scritti, ci sono i successi e i fallimenti, c’è la paura, la nostalgia, la tenerezza. C’è la lucidità ma anche la voglia di perdersi, di lasciarsi fluire.

Ecco come sono fatti i ricordi, restano quelli che hanno segnato il nostro percorso, gli altri scompaiono anche se sono importanti, anche se ci abbiamo perso tanto tempo. Meglio così, viaggiare leggeri, andare sempre avanti fa stare meglio.

Buona lettura.

***

Laura Lepetit, Autobiografia di una femminista distratta, 128 pagine, nottetempo

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