Kg 55; sigarette: 0; caffè: 5; unità alcoliche: 0 (m.b.); quadretti di cioccolata fondente: 8; età alla quale ho letto Il diario di Bridget Jones: 12 anni; giorni passati senza aggiornare il blog: 30; luce in fondo al tunnel: non pervenuta.


Amo Bridget Jones. La amo e basta, anche se questo fa talvolta storcere il naso a qualcuno, perché relegata nell’antro oscuro delle chick lit. Il diario di Bridget Jones diede il la a libri come Single Jungle, Gli uomini sono il cioccolato e – reggetevi forte – Ma tu mi vedi grassa? (da ragazzina li ho letti tutti, sì) e  avvio a questo filone della narrativa d’intrattenimento;  ma ciò che fece Helen Fielding nell’ormai lontano 1996 fu raccontare, con ironia, irriverenza e notevoli capacità narrative, una generazione di donne: le trentenni single.

Lessi Il diario di Bridget Jones a dodici anni – un equivoco, potrei definirlo senza troppa convinzione. Lo comprai per il titolo, da qualche tempo tenevo un diario, e pazienza se la donna in copertina teneva una sigaretta tra le dita ed era troppo adulta perché quello potesse essere un libro per ragazzine. Lo lessi in poche ore. Bridget Jones fu la mia insegnante di educazione sessuale, oltre ad aprirmi la mente su ciò che mi aspettava, sul mondo dei rapporti sentimentali tra adulti. Una giungla, a quanto pareva.

Dopo anni di singletudine e storie improbabili, nella vita di Bridget arriva Mark Darcy. Bridget è goffa, e lo è ancora di più di fronte a quel serissimo avvocato per i diritti umani. Chiaramente – e conformemente a Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen – l’odio diventerà amore.

Dopo il seguito Che pasticcio, Bridget Jones!, qualche anno fa è uscito anche un terzo libro, Un amore di ragazzo.

La Bridget che ritroviamo ha cinquantuno anni, è madre di due figli e single di ritorno. Vorrebbe fare la sceneggiatrice, conta ossessivamente i suoi follower su Twitter e intanto cerca di ritrovare se stessa tra pidocchi, baby-sitter, liste e un dolore mai sopito. Che è successo con Mr Darcy? E come se la cava una donna caotica e divertente come Bridget come madre? E soprattutto, è davvero tornato il tempo della singletudine per lei?

Credo che questo terzo romanzo non sia all’altezza dei due precedenti, manca un po’ di mordente. Ma ne è comunque valsa la pena: mi ha fatto sorridere, commuovere e anche riflettere sulla mia condizione di madre – Bridget è cresciuta, e nel frattempo lo siamo anche noi lettrici.

Consigliato se avete voglia di una lettura leggera ma non troppo e se già conoscete Bridget Jones… altrimenti partite dal primo e recuperate!

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Helen Fielding, Bridget Jones. Un amore di ragazzo, trad. Aurelia di Meo, 466 pagine, Sperling & Kupfer