I consigli della libraia ~ IL GATTO MURR di E.T.A. Hoffmann

di Raffaella Musicò

imageÈ sempre difficile cominciare una rubrica: individuare i lettori cui ci si rivolge, fare delle scelte di contenuto, stabilire il tono da tenere.

Per prima cosa è però bene presentarsi: mi chiamo Raffaella e ho aperto da circa due mesi una piccolissima libreria in quel di Monza, Virginia e Co., dedicata a un mio grande amore letterario, Virginia Woolf, appunto.

La passione per la parola scritta ha poco meno dei miei anni, e quindi questo è il coronamento di un sogno: trascorrere le mie giornate tra i libri.

Va da sé che solo pensare al piacere che mi dà scovare il libro giusto per ogni cliente che viene a trovarmi mi fa alzare sorridente la mattina e scalpitare per arrivare in libreria.

E arriviamo senza ulteriori indugi al mio consiglio di oggi.

thumbs.phpSi tratta del libro di E.T.A. Hoffmann Il gatto Murr edito da L’Orma (a cura di Matteo Galli).

Lettura che d’acchito può spaventare: cosa avrà mai da dirmi questo autore tedesco nato nella seconda metà del Settecento da un avvocato e da una donna in precarie condizioni psichiche?

Vi darò quattro buoni motivi – o almeno a me sembrano tali – per buttarvi in questa lettura.

1) Lo spessore intellettuale dell’autore, quello vero, cioè un gatto. Murr scrive la propria autobiografia usando materialmente le pagine di un altro testo, la biografia di Johannes Kreisler, direttore d’orchestra, che, se non usato per questo scopo, sarebbe probabilmente rimasto inedito.
Ancora una volta un animale salva un essere umano e lo riporta alla vita

2) La spregiudicatezza dell’autore, sempre il gatto, per niente intimorito dall’idea di inframezzare il racconto delle sue avventure con quelle, apparentemente più ‘rispettabili’ e degne di nota, di un direttore d’orchestra.
Ancora una volta un animale lascia giudicare a degli esseri umani – i lettori – cosa sia preferibile, se una vita da gatto o una da umano

3) L’atteggiamento di Hoffmann, che di questo testo è ‘curatore’, la sua sfida nel chiedersi se sia possibile riuscire a essere originali, a fare arte, in un epoca che in così breve tempo ha saputo partorire una gran quantità di opere e testi fondanti, come quelli di Goethe, di Schiller, di Holderlin o di Novalis, per citarne alcuni.
E il suo personaggio Kreisler è un musicista bipolare letteralmente schiacciato dall’inarrivabilità dei suoi modelli.
Per una volta ci troviamo di fronte a un artista che s’interroga sul proprio ruolo rispetto all’epoca e alla società e soprattutto sulle sue possibilità di fornire contributi di senso all’arte stessa

4) L’interesse di Hoffmann per il rapporto tra genialità e follia, per tutti i fenomeni inquietanti e perturbanti; il suo cinismo e il suo linguaggio umoristico e grottesco che approdano a una prosa che ti fa spalancare la bocca dallo stupore.

E poi ne aggiungo un altro, l’incipit:

Ma che bella, splendida e sublime cosa è la vita! ‘Oh, dolce consuetudine dell’esistenza!’ proclama l’eroe olandese nella nota tragedia. E anch’io lo proclamo, ma non, come l’eroe, nell’istante doloroso in cui abbandono la vita, no!, io lo proclamo nel momento in cui mi sento sopraffare dal piacere.

Si cita Goethe per poi subito stravolgerlo. Per me è stato amore dal primo istante.

Buona lettura!

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