Curriculum del lettore

Da un’idea di Rita Fortunato del blog Paroleombra è nata, lo scorso mese di giugno, l’iniziativa #CurriculumDelLettore. I curriculum che abbiamo stilato e spedito nella nostra vita lavorativa − un elenco di date, qualifiche, voti e competenze varie − sono davvero lo specchio della nostra persona e della nostra evoluzione? Il racconto dei libri che, dall’infanzia all’età adulta, ci hanno segnato può essere decisamente più attendibile.

INFANZIA, OVVERO LA RIVELAZIONE

Avevo quattro anni quando decisi che volevo imparare a leggere e scrivere per fare i compiti insieme a mio fratello e mia sorella, che già andavano a scuola da un pezzo. Mi esercitavo su un quadernino ad anelli rosa fosforescente, molto kitsch e molto anni Novanta, e mia sorella mi faceva da maestra.

Il primo giorno di scuola elementare mi presentai con un libro sottobraccio, il mio libro preferito: Fantaghirò e altre storie. Lo davano in omaggio con un settimanale, non aveva nemmeno un’illustrazione, ma mi piaceva Fantaghirò e mi piaceva leggere − e tanto bastava.

Ogni estate, da quando sono nata all’adolescenza, l’ho trascorsa a Lido degli Estensi (FE). Andavo in giro da sola con la mia bici lilla: un giorno capitò che scelsi e comprai da sola Piccole donne e Piccole donne crescono di Louisa May Alcott. Li divorai, uno dopo l’altro, e capii in maniera definitiva il potere meraviglioso della lettura.

Se mia sorella mi ha insegnato a leggere, mio fratello mi ha insegnato cosa leggere: è una vita che mi regala libri, e non ha mai sbagliato un colpo. Un Natale mi regalò Harry Potter, quando ancora nessuno sapeva chi fosse Harry Potter. Con Harry Potter e la pietra filosofale mi immersi talmente nella lettura da dimenticare tutto e tutti − nello specifico, l’appuntamento con la mia amica del cuore delle scuole medie, che mi aspettò ai giardinetti per tutto il pomeriggio.

ADOLESCENZA, OVVERO DA BRIDGET JONES A KAFKA

Andavo ancora alle medie quando, gironzolando in libreria, comprai Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding. Credevo fosse un romanzetto da adolescenti, e invece fu il mio (imprevisto e abbastanza sconvolgente) ingresso nella letteratura “da adulti”: risi molto, scoprii un sacco di cose sul sesso e sulle complicate dinamiche relazionali tra donne e uomini, iniziai a scrivere pagine e pagine di diari.

Poi arrivò lui. Franz Kafka. Lessi, per caso, America. Lessi, non per caso, La metamorfosi e altri racconti, raccolta alla quale sono affezionata perché le collego un episodio curioso quanto splendido, la quintessenza dell’insegnamento. Avevo un orale di Lettere, ero ben preparata: mentre prendevo posto davanti alla cattedra, la professoressa Daniele mi chiese cosa avessi letto di interessante di recente. Partii come un fiume in piena a raccontare del mio novello amore per Kafka. Parlai per dieci minuti buoni, mi ascoltò con interesse e mi fece domande. Poi mi guardò e mi disse di tornare al mio posto. Io mi preoccupai, le dissi “Ma l’interrogazione?”. E lei mi mise un otto sul registro.

Lessi, per caso, anche La scoperta del cielo di Harry Mulisch. Ero in biblioteca freschissima di diploma, vagavo per gli scaffali cercando un libro da portare in vacanza e un dorso molto spesso, a righe dai bei colori, attirò la mia attenzione. Il titolo era accattivante, la copertina bellissima: lo presi in prestito, lo iniziai senza nemmeno leggere la quarta. Ancora oggi è uno dei miei libri preferiti.

GIOVINEZZA, OVVERO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA STRADA

Gli anni della mia giovinezza li colloco da quando sono andata a vivere da sola, pochi mesi dopo il diploma, a quando sono diventata mamma. Anni da studentessa lavoratrice, anni molto duri sotto diversi punti di vista, ma accompagnati da tanti bei libri di cui rifornirsi alla Libreria Therese, proprio sotto casa: la prima e unica vera libreria della mia vita.

In quegli anni ho riscoperto un volumetto che avevo già letto in infanzia e riletto in adolescenza: da allora, lo leggo almeno una volta a stagione. Vista l’altra mia fissazione, le lingue, ho iniziato a collezionare (con moderazione) edizioni straniere e particolari, anche qualche gadget. Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry è parecchio bistrattato, e invece è di una delicatezza ed un candore rari, un balsamo per l’anima.

Avevo già letto diversi libri di Jostein Gaarder quando, nel 2010, uscì Il castello dei Pirenei: un libro che ha aperto in particolar modo la mia mente alle infinite possibilità del destino, che mi ha spinta a riflettere su fede e spiritualità, sull’amore. E poi, diciamocelo, ha uno tra i finali che più mi hanno lasciata a bocca aperta nella mia carriera di lettrice.

Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda segna una svolta. Come persona, perché per la prima volta mi sono fermata ad ascoltare la storia di un rifugiato e ho scoperto in me un’umanità diversa, che ho coltivato e continuo a coltivare. Come lettrice, perché, dopo aver letto questo libro, per la prima volta ho chiacchierato con uno scrittore e ho scoperto che no, gli scrittori non sono dei semidei, magari abitano pure nella tua stessa via… Ma non solo. Il mio esordio come caporedattrice del Club del Libro.it è avvenuto proprio con un’intervista a Fabio Geda: da lì, nel 2010, è iniziato il percorso che mi ha portata a inseguire, sempre più ardentemente, il sogno di vivere raccontando libri.

MATURITÀ, OVVERO VIVERE DI LIBRI

Ho conosciuto sul serio Oriana Fallaci quando ho letto Un uomo: storia di un eroe solitario alla ricerca della verità, dichiarazione d’amore ma soprattutto inno alla libertà. Un libro che mi ha insegnato tanto, a cui devo molto di ciò che sono oggi.

Sono appassionata di Germania sin da ragazzina, ho scelto la mia scuola superiore perché era l’unica in cui si studiasse il tedesco, ho molto viaggiato in Germania e due anni fa mi ci sono pure trasferita. Parlando di letteratura tedesca, i libri che più mi hanno colpita li ho letti però quasi tutti negli ultimi tre-quattro anni: Opinioni di un clown di Heinrich Böll, Le affinità elettive di Goethe, la Trilogia del ritorno di Fred Uhlman e, più di tutti, I Buddenbrook di Thomas Mann.

Mi sono trasferita in Germania, dicevamo, e ci sto talmente bene che il mio amore per questo Paese aumenta giorno dopo giorno. Ma non dimentico chi sono, da dove vengo − anzi, paradossalmente è proprio vivendo all’estero che ho scoperto un’italianità che nemmeno immaginavo di avere. Tra le altre cose, mi sono ancorata alla mia madrelingua come a qualcosa di prezioso. La esercito, la coltivo, la tramando a mio figlio affinché non vada perduta. Ho dato un nuovo valore alla nostra letteratura; sono andata alle origini − le mie origini, che stanno anche in Sicilia − con Il mare colore del vino e Gli zii di Sicilia di Leonardo Sciascia.

In altre parole di Jhumpa Lahiri (che ho recensito qui) mi ha fatto capire due cose: quanto sia gratificante innamorarsi di una lingua che non è la propria (nel suo caso l’italiano, nel mio il tedesco), quanta strada c’è da fare e quanto sia possibile farcela, passo dopo passo. Grazie a questo libro ho in parte sconfitto il senso permanente di straniamento, di precarietà, di frustrazione. Ho iniziato a leggere anche (sempre troppo poco, però…) in tedesco, ho deciso di rimettermi a studiare − ché non si diventa bilingue per grazia ricevuta − e, se anche la strada è in salita, io la percorro guardando sorridendo il paesaggio intorno.

Ho iniziato a scrivere, perché avevo storie da raccontare − e da raccontare nella mia lingua. Promuovo e insegno la letteratura italiana. Non ci sarei arrivata, se non fossi stata una lettrice appassionata. Non ci sarei arrivata, se non ci fossero sempre stati i libri accanto a me.

4 risposte a “Curriculum del lettore”

    1. Grazie, il tuo commento mi fa un grande piacere. 🙂 Si dice(va) pure che con la cultura non si mangia, fosse vero a casa mia dovremmo essere totalmente digiuni da almeno due anni a questa parte. 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *