Quest´anno, per il Giorno della Memoria, ho pensato di presentarvi tre libri recenti, di tre generi diversi (un graphic novel, una raccolta di racconti e un romanzo).

È vero, la letteratura sulla Shoah è già abbastanza nutrita, ma trovo bello e significativo  che ci siano giovani autori che ancora si confrontano, offrendo una nuova voce e una nuova prospettiva, con un tema così complesso e terribile. (Ed è tanto più bello e significativo di questi tempi, in cui purtroppo non è raro trovare chi la memoria, invece, ce l´ha corta.)

Ho già scritto, nel numero di gennaio di Magma (qui trovate il link all´edizione digitale del giornale), del graphic novel di Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci, uscito lo scorso anno per Becco Giallo e già tradotto in Francia e in Austria/Germania. Torno a segnalarvelo perché trovo che Primo Levi abbia almeno un paio di meriti eccezionali: da un lato la raffigurazione non solo dell´esperienza della deportazione attraverso lunghi flashback, ma anche del tormento dei salvati, quel tormento di cui Levi non si libererà mai; dall´altro lo scambio e il confronto intergenerazionale sulla Shoah, visto che l´occasione (fittizia) è la visita di Levi ad una classe elementare. Leggetelo, e soprattutto fatelo leggere ai vostri ragazzi.

Seguo da diversi anni il progetto delle pietre d´inciampo e mi rende molto felice che Morellini Editore, in collaborazione con la scuola di scrittura Bottega Finzioni di Bologna, abbia dato vita a un volume importante come Ultimo domicilio conosciuto (a cura di Andrea Tarabbia – che nella prefazione scrive una frase che, a mio avviso, riassume il senso profondo del progetto di Gunter Demning: “Al museo ci devi andare; su una pietra ci capiti“). In libreria da una decina di giorni, raccoglie tredici storie su alcune pietre d´inciampo italiane (in particolare, di Reggio Emilia). Credo sia inevitabile, quando ci si trova davanti a una Stolperstein, volerne sapere di più, non accontentarsi di nome e cognome, di data di nascita e di morte. È un po´ quello che ho fatto io quattro anni fa con la pietra d´inciampo di Roby, ed è quello che hanno fatto decisamente meglio di me (a livello documentario e narrativo) gli autori di questi racconti.

Angeli del conforto di Leonardo Niglia, tra i vincitori dell´edizione 2016 del torneo letterario Io Scrittore, è ambientato nell´ambito del progetto nazista Aktion T4, che prevedeva l´eliminazione di disabili e malati mentali. Leni, protagonista e voce narrante, è un “angelo del conforto”: il suo compito è scrivere lettere rassicuranti e assolutorie alle famiglie per comunicare la morte dei loro cari (per cause decise di volta in volta dai medici del campo: una polmonite, un´infezione…). Leni è molto infelice, ma anche convintissima della giustezza delle idee naziste e del progetto a cui sta prendendo parte. Il suo lungo monologo interiore è una discesa nell´inferno, il finale straordinario. Qui la mia intervista all´autore per Il Club del Libro.

Concludo con un brano musicale, tra i miei preferiti in assoluto, rielaborazione di due antiche melodie ebraiche e struggente come pochi: Kol Nidrei, Adagio per violoncello e orchestra op. 47, di Max Bruch.

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