di Raffaella Musicò (Libreria Virginia e Co. di Monza)

Un libro piccolo, con un kintsugi in copertina, su fondo bianco.

Un titolo breve, due parole, e corte, per giunta.

Appena il necessario – e proprio non serve altro a questo oggetto prezioso.

Consigliato da un’amica che vede lungo, apprezza la scrittura essenziale e le vibrazioni che scuotono nel profondo, questo libro ha letteralmente conquistato il mio cuore.

Una donna e la vita sono in lotta da venticinque anni: è stata la morte a iniziare la partita e le ha spiazzate, entrambe.

La donna si è resa conto di quanto inaffrontabile fosse il dolore che aveva disintegrato ogni sua fibra; la vita, invece, ha semplicemente continuato a scorrere, giorno dopo giorno, istante – pesantissimo – dopo istante – pesantissimo.

Sono in lotta, le due, sempre.

La donna sembra aver trovato una strada nello stare con gli altri, nell’accoglierli, nel cucinare per loro; sono amiche, sono amici, presenze con cui respira la stessa aria e consuma lo stesso cibo.

Prima a casa, poi rilevando un ristorante sui Navigli di Milano.

Condividere – anche se il dolore rimane così privato e profondo che basta un paio di scarpe che vengono fuori da un armadio per

Non si accorge, la donna, che è la vita che le dà i pomodori e l’aglio, le spezie, la carne e il pesce, il pane, sempre la vita che riempie le bottiglie di vino: vuole vincere e usa tutti i mezzi a disposizione.

Con una scrittura che affonda nel cuore, precisa e implacabile – che sia un altro mezzo che usa la vita per vincere? – Stefania Giannotti continua ad accogliere le persone, le lettrici e i lettori in questo caso, e a tenersele vicine. Non ci lascia mai, posa una mano sulla nostra, ci guarda negli occhi.

La vita ha vinto, la sentiamo scorrere.

Si siede a tavola con noi, riempie di aria i polmoni, fa battere il cuore.

Proprio come questo bellissimo libro, pagina dopo pagina.

Ci arrendiamo, va bene così.

Cinque buoni motivi per leggere questo libro:

  • se avete perso fiducia nella comunità e aspettate una mano tesa che vi ributti dentro;
  • se volete imparare come si fa a scrivere delle ricette dentro un libro di narrativa facendole diventare parte integrante della storia, momenti senza i quali la storia raccontata sarebbe monca;
  • se non avete capito cos’è il kintsugi e volete sentirne la potenza;
  • se volete scardinare il pregiudizio in base al quale una donna scrive libri “da donna”;
  • se volete scoprire come si fa a farcela anche quando si crede di aver mollato.

***

Stefania Giannotti, Troppo sale, 192 pagine, Feltrinelli

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