Il gabinetto degli scrittorrori: il lei-non-sa-chi-sono-io

gabinetto_logoIl top degli scrittorrori non è lo stressante spammatore compulsivo, né tantomeno l’innocuo finto tonto. È il borioso lei-non-sa-chi-sono-io.

Il lei-non-sa-chi-sono-io è, a scelta, un intellettuale, un docente universitario, un giornalista e/o uno scrittore piuttosto affermato.

Naturalmente, si considera una persona di intelligenza e raffinatezza ben superiori alla media, e perciò guarda dall’alto in basso chiunque incroci sul suo cammino.

Il peccato è che lui non vede l’ora di dire o far capire che lui è un lei-non-sa-chi-sono-io e quindi gli tocca cercare il contatto con tutta quella marmaglia. Il peccato è che c’è chi, di fronte al suo snocciolare amicizie importanti, collaborazioni prestigiose, successi editoriali, eventi di cui è stato protagonista, ecc. se ne infischia altamente, avendo inquadrato il tipo.

È a questo punto che i lei-non-sa-chi-sono-io agiscono, sorprendetemente, in modi diversi.

  1. C’è quello che conserva stile e amor proprio, infischiandosene a sua volta se tu te ne infischi;
  2. c’è quello che ha talmente poco stile ed amor proprio da inseguirti se tu te ne infischi.

Poiché apprezziamo moltissimo la filosofia con cui il primo prende la nostra scelta di disinteressarci alla sua vita e ai suoi capolavori, ci concentreremo sul secondo. Un lei-non-sa-chi-sono-io che ti scolli solamente mettendolo di fronte alla dura realtà: il fatto che il “lei non sa chi sono io!”, oltre ad essere ormai fuori moda, non è un apriti sesamo (o almeno non sempre e non per tutti, per fortuna) e che farebbe meglio a mettere da parte la spocchia e far vedere sul serio se e quanto vale, quanta sostanza ci sia dietro alla facciata.

Ma il campione di savoir faire l’ho trovato io. Dopo tentativi piuttosto infruttuosi gli scorsi mesi, il signor lei-non-sa-chi-sono-io si rifà vivo per farmi gli auguri di compleanno e, contestualmente (come scaldano il cuore gli auguri spontanei e sentiti!), mi comunica che è uscito il suo nuovo libro e che me lo posso comprare (ma come, è il mio compleanno e mi devo comprare il tuo libro? nemmanco un regaluccio mi fai?!). Nei giorni seguenti me lo comunica un altro paio di volte, nel caso non avessi afferrato il concetto. Quindi, risentito per il mio silenzio, mi prende di petto e mi chiede cosa c’è che non mi va a genio del suo libro. Gli rispondo — paziente ed educata come solo una che vuole vedere come andrà a finire può essere — che è, semplicemente, “molto lontano dai miei interessi”. E lui la prende bene, benissimo, talmente bene che mi accusa di non aver capito che il suo libro è universale, che parla di ingiustizie e della vita di ognuno di noi. Per concludere, torna definitivamente in sé —  nel suo lei-non-sa-chi-sono-io più intimo — e mi saluta piccato, precisando che non ha più tempo da dedicarmi perché ha un sacco da fare nella vita e un sacco di lettori.

Della serie:

  • tu non sai che ti perdi
  • io non ho tempo da perdere con te
  • ma soprattutto… (oh, che sorpresa!) non sai chi sono io!

Facciamogli un applauso che ne ha tanto bisogno, e poi tiriamo lo sciacquone — in fondo, si tratta pur sempre, e non a caso!, di un gabinetto.

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