IN ALTRE PAROLE di Jhumpa Lahiri

In altre parole di Jhumpa Lahiri è forse il libro più sottolineato e annotato della mia lunga carriera di lettrice. Avrei voluto lasciarlo intonso, ché “sciupare” libri dedicati e autografati mi sembra un po’ peccato mortale, ma non ho resistito.

Un libro prezioso, perché parla di identità e di linguaggio, di come le due cose siano così initimamente legate; perché è una meravigliosa dichiarazione d’amore nei confronti della nostra lingua, e chiunque la ami almeno un poco non può restare indifferente; perché racconta del percorso tortuoso che chi vuole fare propria una lingua che non è la propria deve necessariamente affrontare. Perché è una storia unica, la sua − che inizia vent’anni fa e arriva ad oggi, con questo libro scritto direttamente in italiano, che non è però assolutamente punto d’arrivo −, ma sembra appartenere a ciascuno di noi.

Jhumpa Lahiri si è da sempre considerata un’esiliata linguistica: una madrelingua, il bengalese, molto imperfetta; la lingua con cui è cresciuta, ha studiato ed è diventata una scrittrice, l’inglese, nella quale non si è mai totalmente rispecchiata.

Io, al contrario, sono visceralmente legata alla mia lingua madre, ma le lingue straniere sono sempre state una delle mie fissazioni. Nonostante questa importante differenza, sia l’autrice che io abbiamo trovato (inaspettatamente) una nuova lingua, lei nell’italiano e io nel tedesco, che ci fa sentire libere, ci dà equilibrio, ci emoziona.

Sembra una lingua con cui devo avere una relazione. Sembra una persona che incontro un giorno per caso, con cui sento subito un legame, un affetto. Come se la conoscessi da anni, anche se c’è ancora tutto da scoprire. So che sarei insoddisfatta, incompleta, se non la imparassi. Mi rendo conto che esiste uno spazio dentro di me per farla stare comoda.

E questo malgrado il senso permanente di straniamento, di precarietà, di frustrazione. La strada che porta alla perfetta padronanza di una lingua è in salita, spesso oscura e labirintica.

Quando provo a parlare in modo intelligente, in modo scorrevole, mi rendo sempre conto degli sbagli che mi impacciano, che mi confondono, e mi sento avvilità più che mai.

Ancora:

Quando mi servono, le parole sono elusive, imprendibili. Esistono sulla pagina ma non entrano nel cervello, quindi non escono dalla bocca. Restano sul taccuino, inastrate, inutili.

È disperante, talvolta; è mortificante. Soprattutto per chi fa delle parole la sua vita.

Ma è proprio attraverso questo mettersi continuamente alla prova che si arriva a scoprire anche qualcosa su di sé: calarsi in maniera profonda in una lingua consente di capirsi meglio, di capire dove stia la propria essenza. Jhumpa Lahiri, grazie all’italiano, riesce poco a poco a “liberarsi dalla prigione dell’identità“, vivendo più serenamente la sua peculiare condizione e costruendo un immaginario triangolo i cui lati sono tutte e tre le lingue che, ciascuna a suo modo, hanno fatto e fanno la sua vita.

Dopo aver visitato diverse volte l’Italia, l’autrice si fa pellegrino linguistico e si trasferisce a Roma con la famiglia. Le difficoltà non sono poche, la sensazione di essere straniera e ci si sia sempre un muro tra lei e gli autoctoni è forte, ma l’amore per la nostra lingua lo è di più.

Non voglio morire perché la mia morte significherebbe la fine della mia scoperta della lingua. Perché ogni giorno ci sarà una nuova parola da imparare.

Legge soltanto in italiano (e legge Moravia, Pasolini, Quasimodo) e, ad un certo punto e seguendo un impulso inaspettato e misterioso, inizia a scrivere un diario in italiano: “quando prendo la penna in mano, non sento più l’inglese nel cervello“. Un giorno, mentre è in biblioteca, nasce in lei − sempre da quell’impulso inaspettato e misterioso − un racconto in italiano:

So che la mia vita, in quanto scrittrice, non sarà più la stessa.

In altre parole nasce direttamente in italiano. Jhumpa Lahiri non si preoccupa più delle imperfezioni e delle limitazioni: anzi, ora le vede come punto di forza, come estrema libertà.

Se tutto fosse possibile, quale sarebbe il senso, il bello della vita? Se fosse possibile colmare la distanza tra me e l’italiano, smetterei di scrivere in questa lingua.

Impossibile, per me, riassumere cosa e quanto mi abbia dato questo libro. Jhumpa Lahiri è una grande donna, con un coraggio e una sensibilità straordinarie. Ha condiviso la sua esperienza, e la sua esperienza sarà il mio motore. Ditemi voi se questo non è il massimo che si possa chiedere a un libro: che ci cambi la vita.

Lahiri_In-altre-paroleAutore: Jhumpa Lahiri

Titolo: In altre parole

Pagine: 156

Editore: Guanda

Prezzo: € 14,00

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Una risposta a “IN ALTRE PAROLE di Jhumpa Lahiri”

  1. […] altre parole di Jhumpa Lahiri (che ho recensito qui) mi ha fatto capire due cose: quanto sia gratificante innamorarsi di una lingua che non è la […]

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