INCERTI POSTI di Marco Montemarano

Come ho già avuto modo di anticipare, quest´oggi c´è una bella novità in libreria: esce infatti, per Morellini Editore, il nuovo romanzo di Marco Montemarano. Due generazioni, due vite in bilico tra Roma e il Nord Europa: in Incerti posti tornano molti dei temi cari all´autore, ma si tratta anche del primo romanzo italiano (se si esclude uno young adult autopubblicato) a raccontare il parkour.

Di questa disciplina metropolitana, nata in Francia negli anni Novanta, si sente parlare ormai piuttosto spesso. La filosofia alla sua base è quella di superare qualsiasi ostacolo grazie ad una straordinaria capacità di adattamento del corpo all´ambiente circostante.

Antonio ha sedici anni ed eccelle nel parkour. È il parkour a dargli la forza di sopportare l´amico dalle manie suicide, la baby gang che lo perseguita, la madre-balena che lo ignora e il suo orribile compagno che – oltre a suonare l´ukulele, andare in giro in sandali e presentarsi col nome da monaco buddhista – lo chiama “eroe” con voce da rospo-mostro.

Vive in un quartiere popolare di Roma, e da Roma viene anche Matteo: manager quarantenne di una multinazionale giapponese, trapiantato da una quindicina d´anni in una non meglio specificata città del Nord Europa, in crisi professionale e personale.

Antonio e Matteo sono entrambi ossessionati dal proprio passato: Antonio non sa chi è suo padre, mentre un trauma infantile di Matteo riemerge prepotente. I due si incontreranno e si aiuteranno a vicenda a recuperarne ciascuno il proprio pezzo ma – un colpo di scena dopo l´altro, fino al magistrale finale – il destino si dimostrerà ben più perfido di quanto si possa immaginare.

I due protagonisti di Incerti posti appartengono a generazioni diverse, accomunate però da un´immensa fragilità. Antonio cerca il suo posto nel mondo, Matteo credeva di averlo trovato e invece no. È il tormento della memoria – terreno instabile e insidioso – a muoverli verso la ricerca di sé, a spingerli a provare a rincollare i frantumi della propria identità e dare un significato nuovo al passato ma anche, e soprattutto, al futuro.

Incerti posti affronta temi non facili, e lo fa attraverso una narrazione sempre venata di ironica mestizia e una prosa agile, asciutta, che all´occorrenza sa farsi altamente poetica. Anche in quest´ultimo romanzo ho trovato particolarmente riuscite la caratterizzazione dei personaggi, la qualità evocativa delle immagini, le descrizioni della luce: aspetti sui quali si tende a non soffermarsi troppo, che tuttavia fanno – e non poco – la differenza.

Qualche giorno fa, a pordenonelegge, in occasione di un incontro sul rapporto tra lingua e stile, Walter Siti ha detto qualcosa di illuminante, che tenderò a ripetere spesso in futuro: “La lingua scritta che funziona fa sentire l´eco di una voce”. Ecco, la voce di Montemarano è riconoscibilissima: non si legge, si sente. (E ciò è particolarmente efficace, in Incerti posti, data anche l´abbondante presenza di dialetto romanesco.)

In conclusione, Incerti posti è un romanzo potente, ricco di svolte, che conferma l´indubbio talento del suo autore – capace di creare intrecci sorprendenti e raccontarli in maniera altrettanto sorprendente.

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Marco Montemarano, Incerti posti, 224 pagine, Morellini Editore

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