Ieri sono stata a Bonn, che è un gioiellino. E sono andata a trovare il suo figlio più famoso, Ludwig van Beethoven. In Bonngasse 20, nel cuore del centro storico, si trova la sua casa natale, oggi casa-museo splendidamente allestita.

Potreste obiettare che qui di solito si parla di turismo letterario. E avreste ragione. Ma alla Beethoven-Haus non c´è solo tanta musica, ma anche tanta carta… e una scrivania notevole.

Beethoven partì per Vienna all´età di ventidue anni per diventare allievo di Haydn e non fece più ritorno a Bonn. Ma la città è sempre stata fiera di avergli dato i natali nel dicembre del 1770, tanto che furono proprio dodici cittadini a salvare l´edificio dalla vendita e dalla probabile demolizione, costituendo la Fondazione Beethoven-Haus.

Il percorso museale non si limita a raccontare il periodo trascorso da Beethoven nella sua città natale, ma la sua intera vita, attraverso testimonianze documentarie, ritratti suoi e di familiari, amici e maestri, gli oggetti più disparati (la bussola, i bastoni da passeggio e i suoi cornetti acustici) e, naturalmente, strumenti musicali (la sua prima viola; la tastiera dell´organo, andato poi distrutto durante la Seconda guerra mondiale, da lui suonato da ragazzino presso la Chiesa dei Minoriti; il suo quartetto d´archi, i due pianoforti a coda).

Vi immaginate la meraviglia di trovarsi davanti il calamaio di Beethoven, il suo scrittoio a ribalta, le sue scartoffie? Tanta carta, dicevo: bigliettini d´auguri, lettere, l´album di ricordo con le dediche degli amici e gli auguri per il trasferimento a Vienna, i quaderni di conversazione a cui aveva affidato i suoi rapporti col mondo esterno quando era ormai sordo.

La sala 9 è la sala di H.C. Bodmer, medico svizzero considerato il più grande collezionista beethoveniano, della cui collezione facevano parte preziosissimi pezzi lasciati in eredità nel 1956 alla Beethoven-Haus. Tra questi, spicca la scrivania.

Realizzata in radica di noce e lunga un metro e mezzo, Beethoven l´ha sempre portata con sé durante i suoi trasferimenti viennesi ed era uno dei suoi pochi mobili, perennemente invasa da partiture, appunti, libri.

Dopo la sua morte la prese con sé l´amico Stephan von Breuning e, per un secolo, rimase in famiglia finché nel 1929 non fu acquistata da Stefan Zweig. Qui lo scrittore austriaco scrisse quasi tutti i suoi libri, prima di venderla proprio a Bodmer.

Nella sua autobiografia, Il mondo di ieri, Zweig raccontò:

Io ho sempre avuto un particolare senso di venerazione per ogni rivelarsi terreno del genio, cosicché oltre ai manoscritti raccolsi tutte le reliquie che potei raggiungere; più tardi – nella mia cosiddetta seconda vita – una stanza della mia casa venne dedicata a quel culto. In essa lo scrittoio di Beethoven e la piccola cassetta per il denaro, dalla quale, già sfiorato dalla morte, aveva tratto con mano tremante le piccole somme per la domestica; c´era una pagina del suo libro di cucina e una ciocca dei suoi capelli già grigi.

Nel “cassetto segreto” di questa scrivania, a lungo cercato anche da Zweig, Beethoven custodì per lungo tempo la sua celebre Lettera all´amata immortale. Insomma, per una volta le note non bastavano: anche a Beethoven servivano le parole.

Io e il mio souvenir dalla Beethoven-Haus

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