di Leonardo Niglia

La critica letteraria forse non è il male, ma ci si avvicina. Se poi la abbiniamo alla mai sopita mania per elenchi e classifiche, la combinazione è micidiale. Io mi sono fatto fregare un sacco di volte. Non ci si può fidare di chi ti dice che La montagna incantata di Thomas Mann o L’uomo senza qualità di Musil vanno a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e letti almeno una volta nella vita. La vita è una, pensiamoci bene e non prendiamo decisioni affrettate.

L’uomo senza qualità, va bene, parliamone. Già il titolo avrebbe dovuto mettermi sull’avviso, un titolo quanto meno rivelatore. Anche i due tomi da 900 pagine ciascuno (appendici comprese) avrebbero dovuto essere uno spauracchio sufficiente. Un monito, un memento. La vita è breve, Musil no.

Ma ammettiamo che ci vogliate provare, che nonostante tutto riteniate che la lettura di questo tomo vi regalerà esperienze spirituali irripetibili. Che ci sia qualcosa dietro questa totale mancanza di capacità di sintesi. Decidete di farvi prendere per mano da Ulrich, vi ci abbandonate fiduciosamente, confidando che la vostra tenacia verrà ripagata con un’illuminazione. La sorte sorride agli audaci lettori e riuscirete a penetrare il segreto di quelle pagine. Chi vi guarderà scuotendo la testa, pronto ad assistervi con una siringa di adrenalina per quando le palpebre vi cadranno, sprofondandovi nell’incoscienza, si dovrà ricredere.

Io ci ho provato, per ora sono a pagina 454. Da sei mesi. Ma sembra ieri che ho posato il primo tomo sul comodino e vivo nell’illusione che un giorno raggiungerò pagina 455. Non so nemmeno perché Ulrich se ne stia ancora lì sul comodino. Mi dico che un giorno lo finirò. Stolto! Ma se non lo ha finito nemmeno il suo autore. Probabilmente persino Musil a un certo punto si è stancato e si è riciclato come un Fabio Volo qualsiasi. Probabilmente anche la sua vita sociale è migliorata, mi piace pensarlo almeno.

Ma ammettiamo che tu riesca a finire il romanzo. Non ne puoi parlare con nessuno! A meno che tu non riesca a metterti in contatto con qualche fantasma del secolo scorso in vena di elucubrazioni letterarie. Escluso lo spiritismo, quindi, non rimane nessuno con cui parlare. Si è soli con le proprie 1800 pagine, incompiute per di più. Forse chi ti vuole bene (bene davvero, di quell’amore incondizionato) ti ascolterà per cinque minuti. Ma dai suoi occhi non scomparirà mai quell’aria di compassione, quasi fossi un povero cucciolo abbandonato.

Ma ammettiamo che tu sia fortunato e per uno di quei rari casi della vita che si chiamano coincidenze o culo incontri qualcuno che Musil lo ha letto, o almeno ci ha provato. A me una volta è capitato. Davvero. Ci siamo annusati entusiasti per qualche minuto, commossi, ripassando mentalmente tutte quelle grandi frasi che ci eravamo preparati per giustificare quel nostro incaponirsi a leggere un romanzo per cui chiaramente questa generazione non è pronta. Mentre parlavamo ho avuto la mia prima esperienza extra corporea e ci ho visti là, a parlare di Musil, io e questo sconosciuto. Non è stato bello. Probabilmente anche l’altro deve aver avuto un’esperienza simile, perché all’unisono, vibrando come due anime gemelle, ci siamo interrotti. Compassione e imbarazzo nei nostri sguardi.

Poi lui ha proferito parole fatali: “Stavo pensando di leggere Joyce”. “Fantastico, Joyce va A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E letto!”. “Almeno una volta nella vita, potremmo leggerlo contemporaneamente e poi parlarne!”. Lo stesso entusiasmo di due tossici che decidono di percorrere insieme la via della redenzione. Ecco, mi sono detto, ci sono cascato un’altra volta.