Di libri che parlano di altri libri, di librai e di scrittori

Leggere libri che parlano di altri libri, di librai, di scrittori dà un brivido in più, un’emozione tutta speciale. Ma attenzione, non mi riferisco all’ultimo thriller il cui protagonista è uno scrittore, né al giallo la cui ambientazione è una libreria: intendo libri stimolanti che aprono la mente e suggeriscono altre letture; libri che raccontano del libraio all’angolo e ti danno l’esempio concreto di come occorra sempre reinventarsi, specie quando si lavora con la cultura; libri che ti spiegano come in passato gli scrittori abbiano visto e considerato il proprio mestiere e come gli scrittori dovrebbero muoversi nel mondo di oggi, che è una vera e propria “giungla”.

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LA MIA LONDRA di Simonetta Agnello Hornby

La collana italiana di Giunti mi ha dato un paio di belle soddisfazioni, romanzi come da un po’ non ne leggevo  — Come fossi solo di M. Magini (qui e qui) e Il tempo bambino di S. Baldelli (qui). Pensavo di andare abbastanza sul sicuro con La mia Londra di Simonetta Agnello Hornby e, come sempre quando si è troppo sicuri di qualcosa, poi quel qualcosa inevitabilmente non ci sembra all’altezza.

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LA PSEUDOCULTURA DI CONVENIENZA di Chiara Vitetta

Girando per il web, sono incappata nel sito di Chiara Vitetta, giovane autrice calabrese NO EAP fino al midollo. Ho leggiucchiato qui e là, poi mi sono imbattuta nel link per scaricare gratuitamente un piccolo ebook: La pseudocultura di convenienza. L’ho scaricato (come si può resistere ad un libro aggratis, specie se promette bene?) e letto subito, in un quarto d’ora. Sono solo 24 pagine, ma molto interessanti.

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Il gabinetto degli scrittorrori: lo spammatore compulsivo

gabinetto_logoNuova puntata del mio gabinetto (la prima la trovate qui), stavolta dedicata alla tipologia di scrittorrore più diffusa: quella dello spammatore compulsivo.
Lo spammatore ha scritto un libro ed è convinto che una parte essenziale del suo mestiere di scrittore-autore-writer-author-ecosìvia sia la promozione. Promozione vorrebbe dire tante cose: non credo ci rientri, però, il fatto di istigare al suicidio chiunque gli si avvicini. Ma lui questo non l’ha ancora capito.

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LASCIAMI ANDARE, MADRE di Helga Schneider

Ieri era la Festa della mamma e a me è venuto in mente di raccontarvi di un libro letto proprio da poco, che parla in effetti di una madre e di una figlia: di un rapporto mancato, insanato ed insanabile, perché purtroppo i rapporti tra madri e figlie non sono sempre un tripudio di cuoricini. Tanto più se la figlia è Helga Schneider – la cui produzione letteraria è tutta incentrata sulla sua esperienza di bambina nella Germania nazista – e se la madre l’ha abbandonata, nel 1941, per servire il Reich.

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