E la Pasqua si avvicina…

Non mi piacciono  le etichette, e questa è la prima volta che mi definisco apertamente vegetariana. Non rientra nel mio modo d’essere rompere le scatole al prossimo, cercare di fargli cambiare idea, ergermi a giudice dei comportamenti altrui. Ho rispetto, sempre e comunque, e sono una grande sostenitrice del “non sono d’accordo con ciò che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo”. Però. C’è un però.

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COME FOSSI SOLO di Marco Magini

L’esordio di Marco Magini, Come fossi solo, finalista al Premio Calvino 2013 e candidato per Giunti Editori al Premio Strega 2014, ripercorre il più grande crimine avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale: la strage di Srebrenica, avvenuta in ex Jugoslavia nel 1995.

La fascetta è un accessorio che trovo, tendenzialmente, odioso ed inutile. Ma, questa volta, un senso ce l’ha. Perché recita: «Srebrenica 1995: ma noi dove eravamo?»

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INTERVISTA CON LA STORIA di Oriana Fallaci

Intervista con la storia ha, sin dal 1974, fatto così tanto parlare di sé da diventare quasi lettura “obbligata”. Ne ho rimandato per un bel po’ la lettura, spaventandomi non tanto per le 920 pagine — adoro i libri molto lunghi — quanto per il contenuto: 28 (ventotto!) interviste fatte da Oriana Fallaci per L’Europeo a personaggi-chiave della seconda metà del Novecento.

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Il dentista bibliofilo (e ce ne fossero!)

Sono stata di recente dal dentista, per una lunga e noiosa seduta. Al momento di fissare l’appuntamento, si è tanto raccomandato: «Signora, si porti un libro, così sa come passare al meglio il tempo». La cosa mi ha piacevolmente stupita, perché non mi ha detto «Signora, si porti qualcosa da fare, così non si scogliona mentre aspetta tra una trapanata e l’altra».

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Post-it #2 ~ Sul tedesco

«Quando un tedesco che sa scrivere bene si tuffa in una frase, non lo vedi più finché non emerge dall’altra parte del suo Atlantico con il verbo in bocca.»

Parole di Mark Twain, e chi siamo noi per dire il contrario? D’altronde, chi sa il tedesco capisce a prima vista quanto sia azzeccata questa immagine — e, sicuramente, si fa anche una bella risata.
Il mio amore per la Germania — condito dal sogno, poi realizzato, di viverci — nasce innanzitutto dall’amore per la lingua tedesca. Un amore innato, di cui non saprei spiegare l’esatta origine.

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