Pordenone eccome se legge

Pordenonelegge, per quel che mi riguarda, è uno dei festival letterari più riusciti. Sebbene non sia stato registrato un aumento significativo dei visitatori, anche a causa del maltempo, questa edizione mi è parsa ancora più interessante e meglio organizzata della scorsa (ad esempio e molto banalmente: gli “angeli” sapevano cosa fare con chi aveva il press pass, mentre lo scorso anno c´era stata parecchia confusione). Programma ricchissimo, io mi sono divisa abbastanza equamente tra Letteratura, Poesia e Arcipelago Treccani.

Letteratura

I tre incontri che ho seguito erano riservati alla stampa, e questo ha permesso un dialogo più ristretto, diretto ed edificante con gli autori. Si tratta di tre titoli appena usciti in libreria, tre novità a mio avviso molto succose: Elogio della letteratura (trad. Daria Restani poiché scritto originariamente in inglese, Einaudi) è un dialogo tra Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo sul rapporto tra letteratura e sociologia; Esercizi di felicità (Ananda Edizioni) racconta un percorso di ricerca, unendo riflessioni di Giulia Calligaro, asana scelti dal maestro di yoga Jayadev Jaerschky e ispirazioni di Paramhansa Yogananda; nei racconti di Storie ribelli (trad. I. Carmignani, Guanda), Luis Sepúlveda ripercorre la sua vita avventurosa,  le battaglie civili, gli incontri, la storia del suo Cile.

Poesia

Il mio primo incontro a pordenonelegge è stato l´incontro e il confronto tra due voci della poesia italiana contemporanea: Daniela Attanasio e Gianfranco Lauretano. Molto vicina al mio sentire soprattutto la prima, sia per la concezione generale di poesia come di un qualcosa che “avvicina le cose distanti e allontana quelle che abbiamo sotto gli occhi“, sia per i testi poetici in sé, letti da Vicino e visibile (Nino Aragno Editore).

Poesia, divampante fulgore, il reading della  domenica pomeriggio con il Gruppo Majakovskij (Rita Gusso, Francesco Indrigo, Silvio Ornella, Renato Pauletto, Daniela Turchetto e Giacomo Vit), è stato un evento a dir poco eccezionale. “La poesia non è solo ispirazione, ma anche duro lavoro artigianale“, dicono: e dunque questi poeti partono da poesie di William Blake, Octavio Paz, Giorgio Caproni, Omar Khayyam e Alda Merini per scriverne di loro. Un alternarsi di voci, alcune delle quali – Daniela Turchetto e Francesco Indrigo – di una potenza talmente struggente da avermi commossa fino alle lacrime (e non esagero).

Géza Szocs è un importante poeta ungherese che a pordenonelegge non ha avuto gli onori che avrebbe probabilmente meritato. La presentazione di Né l´esistenza né la scala, appena uscito per Jaca Book,  è stata un disastro. Il moderatore – e traduttore della silloge – Tomaso Kemeny ha posto domande assurde, offeso a più riprese il pubblico in sala, letto due poesie in maniera terrificante: la peggiore presentazione a cui io abbia mai assistito (e nemmeno stavolta esagero).

Arcipelago Treccani

Mi si sono ristretti i Classici! è stata un´occasione per riflettere insieme a Guido Sgardoli e Davide Morosinotto intorno ai classici. L´incontro, moderato da Beatrice Masini, partiva da alcuni interrogativi fondamentali: la riduzione di un classico è lecita? Quali regole bisognerebbe seguire? E ancora, cos´è un classico? Gli autori, che hanno riscritto rispettivamente Uno, nessuno e centomila e Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello per Einaudi Ragazzi, hanno raccontato del loro percorso di lettori e poi di “riscrittori” di classici, riuscendo a coinvolgere anche un pubblico notoriamente difficile come quello dei ragazzini delle medie.

Sala piena e pubblico in piedi per Chi parla ancora di stile? con Walter Siti, Emanuele Trevi e Massimo Onofri, incontro moderato da Giuseppe Antonelli. Nella lingua e nella letteratura italiana, lo stile ha sempre giocato un ruolo importantissimo. Ma oggi che lo storytelling è onnipresente, che gli autori tendono ad omologarsi e che i recensori danno sempre meno giudizi di valore su un´opera, è ancora così? A quando pare no, e il consiglio di Siti in questo senso è semplice quanto illuminante: “Scrivi come parli“. “La lingua scritta che funziona fa sentire l´eco di una voce“, “lo stile non si legge, ma si ascolta“. Come dargli torto?

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