Laura Mercuri, psicoterapeuta e scrittrice, sogna di trasferirsi in un bel cottage in Inghilterra ma nel frattempo vive vicino a Roma col figlio e il marito. I suoi romanzi Ogni tuo silenzio (2016, De Agostini) e Il solo modo per coprirsi di foglie (2016, De Agostini) sono stati anche tradotti all’estero. Per Marginalia ha letto e recensito Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman.

D’abitudine evito di leggere libri troppo strombazzati in giro, anche perché trovo che i prezzi della versione in ebook di quelli appena usciti siano scandalosamente alti, ma poi hanno messo in offerta questo romanzo, e un’amica del cui giudizio mi fido a prescindere mi ha detto che lo stava leggendo e che lo stava amando. Le due cose, insomma, mi sono sembrate un segno, e subito mi sono immersa nel mondo di Eleanor Oliphant. Be’, Eleanor mi stava aspettando, e io stavo aspettando lei, ecco.

Scegliere come protagonista di una storia un personaggio “strano”, con una dimensione psicologica in qualche modo compromessa, è sempre un’arma a doppio taglio, per uno scrittore. Il rischio di creare una macchietta è dietro l’angolo, ma se quella scelta la fa un autore, o un’autrice, come in questo caso, davvero in grado di dare alla narrazione un’indubbia ossatura di autenticità, allora il risultato può essere straordinario. Gail Honeyman, a mio avviso, è sicuramente riuscita nell’impresa. Eleanor è proprio un tipo strano: è solitaria, maniacale nelle sue abitudini, compresa quella di trascorrere il week end a casa ad ubriacarsi di vodka e poi non berne nemmeno un goccio durante il resto della settimana, non ama relazionarsi con gli altri e, quando è costretta a farlo, non sa usare quel pizzico di ipocrisia che rende i rapporti formali, come quelli con i colleghi dell’agenzia di design in cui lavora, semplici e prevedibili, ma dice sempre, costi quel che costi, esattamente quello che pensa, con la conseguenza di apparire un po’ matta e di farsi per lo più evitare, complici anche la sua totale mancanza di concessioni alla femminilità esibita e la cicatrice che le solca una guancia, causata da un incendio di cui sapremo davvero solo verso la fine del romanzo.

Un giorno, però, per caso o per destino, nella sua quotidianità ordinata e un po’ folle irrompe Raymond, collega che le appare dapprima “sfigatello” e trascurato, ma che invece abita la propria vita con un allegro abbandono ai suoi piccoli piaceri che lei non ha mai conosciuto, e lentamente si fa strada nella rigidità di Eleanor, nella sua emotività congelata, e a quel punto è come se la diga si incrinasse, ogni giorno una piccola crepa in più, fino a crollare del tutto, gettando Eleanor nel mondo reale, disordinato, doloroso, ma anche pieno di piccole occasioni di gioia, di persone affettuose che sanno volerle bene nonostante tutto, e la sua evoluzione umana prende il volo. Per me la caratteristica principale che un buon libro deve avere è, appunto, l’evoluzione dei suoi personaggi, e l’evoluzione di Eleanor è qui narrata con la giusta lentezza, senza mai cedere alla tentazione dell’ammiccamento verso il lettore, e infatti molti hanno detestato questo personaggio, non riuscendo a cogliere la sua complessità nascosta, fermandosi a quel suo modo di porsi freddo e distanziante.

Non è un romanzo che tutti possano apprezzare, è vero, perché non tutti sono in grado di comprendere l’intricato mondo emotivo che appartiene anche a molte delle persone che essi incontrano nella vita reale. Non sto dicendo che sia necessario fare un mestiere, come il mio, che ti porta a contatto con certe difficoltà emotive ogni giorno, per poter amare Eleanor. Certo però ci vuole un certo grado di sensibilità, e una capacità affinata dal tempo e dalle letture di sospendere il giudizio, di aspettare, prima di mettere da parte il libro commentando: “che noia, non succede mai niente, e questa tizia è odiosa!»

Dal punto di vista dello stile è un romanzo che, paradossalmente, data l’esigua quantità di avvenimenti concreti raccontata, ti avvince irresistibilmente, con un ritmo lento ma inesorabile, con l’acutezza delle descrizioni del paesaggio interiore della protagonista e, ultimo ma non ultimo, con la pregevole traduzione di Stefano Beretta. Personalmente, uno dei romanzi più belli della mia vita di lettrice. Grazie di cuore, Miss Honeyman!

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Gail Honeyman, Eleanor Oliphant sta benissimo, trad. Stefano Beretta, 352 pagine, Garzanti