Ho scoperto Cees Nooteboom solamente qualche mese fa, venendo per puro caso a conoscenza della sua passione per Eugenio Montale, ed è stato colpo di fulmine.

Gran parte della sua produzione è stata tradotta in Italia da Iperborea, che dal 2000 ad oggi ha pubblicato in media un libro di Nooteboom ogni due anni: gli ultimi sono stati Le volpi vengono di notte, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori e, nel 2017, Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone (che non ho letto ma leggerò di certo, almeno i primi due). Nel 2016, inoltre, Einaudi ha accolto nella sua serie bianca la silloge Luce ovunque (2012-1964).

Insomma, l’autore olandese sembra godere da tempo di un certo riconoscimento anche in Italia – a differenza del suo connazionale, altrettanto bravo, Harry Mulisch, di cui ho parlato qui.

C’è un legame strettissimo e indissolubile tra la vita e l’opera di Nooteboom. Nato nel 1933, traumatizzato durante l’infanzia dall’esperienza della Seconda guerra mondiale (da lui definita “tempo perduto”), da adolescente è partito in autostop e da allora non ha più smesso di viaggiare: anche oggi, risiede tra Amsterdam e Minorca. L’autobiografismo è evidente, ad esempio, nel suo esordio Philip e gli altri, nel quale l’adolescente Philip attraversa l’Europa in autostop alla ricerca di una misteriosa ragazza orientale (e chissà se c’è anche qualcosa di autobiografico nella figura, riuscitissima e struggente, di quello zio così strambo).

Il viaggio, per Nooteboom, è da un lato esperienza personale e introspettiva, dall’altro esperienza dell’altro, conoscenza di culture e tradizioni diverse, superamento di confini non solo topografici e politici ma anche ideologici (io ho letto un paio dei suoi saggi di viaggio in tedesco: Im Auge des Sturms e Die metaphysische Gelassenheit des Reisens). Da ciò derivano il forte pacifismo e il forte europeismo di Nooteboom. Splendido l’elenco, in Come si diventa europei?, delle sue dieci esperienze europee, quelle che lo hanno fatto diventare un “vero europeo”: un’autobiografia condensata in poche pagine.

Non è facile leggere Nooteboom, così come non è facile parlare delle sue opere poiché tante sono le suggestioni che lascia nel lettore. I suoi romanzi non sono per nulla lineari: frammentazione e salti temporali, continuo gioco tra realtà e immaginazione e tra presente e passato, metanarrazione, numerosissimi richiami intertestuali e intermediali. Basti pensare al ruolo della fotografia in Mokusei!, storia d’amore tra una modella giapponese e un fotografo olandese (piccolo spoiler: l’amore, nei romanzi di Nooteboom, non è  quasi mai ricambiato e non è mai felice) e, al contempo, storia dell’incontro di un occidentale con un mondo del tutto diverso (e ritorna anche il motivo del viaggio, presentissimo in tutta la sua produzione). O ancora al meraviglioso In viaggio verso Jheronimus Bosch: Nooteboom ha visitato i musei di Lisbona, Madrid, Gand, Rotterdam e Den Bosch per osservare da vicino i quadri di Jheronimus Bosch e cogliere dettagli enigmatici e surreali da raccontare in questo raffinatissimo volume.

Ho già qui che mi aspetta La storia seguente. Dunque, tra qualche tempo su Marginalia si parlerà ancora di lui, della sua genialità, del suo stile straordinario. Intanto, spero di avervi invogliato a fare la sua conoscenza, o a scoprire qualche sua opera meno conosciuta.