Sarà che alla Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare collego alcuni bellissimi ricordi d’infanzia (mia madre mi portò al cinema, solo io e lei, a vedere il cartone animato di Enzo D’Alò), ma per me Amburgo ha sempre avuto un’aura magica. Così, ci sono andata per due settimane la prima volta nel 2010, e proprio lì ho comprato una copia in tedesco del libro di Sepúlveda. Ci sono tornata per due giorni la scorsa settimana insieme a mio figlio: dopo aver letto insieme il libro e guardato insieme il cartone animato, è arrivata una domanda inaspettata, che mi ha riempita di orgoglio: “Mamma, ma Amburgo non è lontana da qui: perché non andiamo a vedere dal vivo i posti di Zorba e Fortunata?”.

Così ho prenotato una camera d’albergo al Motel One Am Michel (un rapporto qualità/prezzo imbattibile e una gentilezza particolare nei confronti dei bambini: non ho pagato nulla né per pernottamento né per colazione per mio figlio): proprio a due passi dal luogo-simbolo del libro, la chiesa di San Michele.

La gabbiana Kengah, dopo un incidente con una petroliera nel mare del Nord, capisce dove si trova riconoscendone il campanile. Ed è proprio da quel campanile che Fortunata, la sua gabbianella nata da un uovo deposto in punto di morte e covato dal gatto nero grande e grosso Zorba, spiccherà il suo primo volo e imparerà che “vola solo chi osa farlo“…

Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele.

C’è un ascensore che porta in cima al campanile, dal quale si può godere di una vista meravigliosa sulla città.

Il libro, però, è addirittura dedicato al porto di Amburgo. Il porto e le sue navi sono molto presenti (si può passeggiare lungo i Landungsbrücken, ma anche fare un bel giro in traghetto nel porto e tra i canali della città), così come i locali che si trovano nei suoi dintorni. Basti pensare al ristorante Cuneo, il ristorante italiano più antico di Amburgo (Davidstraße 11), dove vivono – viziatissimi dallo chef e dal personale – i due gatti Segretario e Colonnello, o a Harry. Bazar del portodove abita il gatto “enciclopedico” Diderot:

A prima vista poteva sembrare un disordinato negozio di oggetti strane, un museo di bizzarrie, un deposito di macchine inservibili, la biblioteca più caotica del mondo, o il laboratorio di qualche dotto inventore di aggeggi impossibili da definire. Ma non era niente di tutto questo, o meglio, era molto di più.

Al porto, d’obbligo è anche mangiare un panino con l’aringa e visitare il veliero museo Rickmer Rickmers.

Da lì, si può proseguire a piedi verso la Speicherstadt, la “città dei magazzini” costruita a fine Ottocento per lo stoccaggio di merci, oggi patrimonio dell’UNESCO e nella quale si trovano diversi musei, tra i quali il Miniatur Wunderland. Questo museo accoglie centinaia di migliaia di visitatori ogni anno ed ospita la “città in miniatura” più grande del mondo, con modellini motorizzati e riproduzioni fedeli di numerosi angoli dell’Europa e del mondo.

Durante la nostra seconda giornata ad Amburgo ci siamo dedicati al Museo di storia di Amburgo, molto ben fatto e interessantissimo per grandi e piccini (mio figlio ha voluto visitarlo da cima a fondo, comprese le mostre temporanee). A seguire, relax al giardino botanico Planten un Blomen e passeggiata fino alle rive del lago Alster, dal quale ammirare i tanti campanili di Amburgo. Da lì, sono solamente due passi per la bellissima piazza del municipio, Rathausmarkt, e per il centro commerciale Europa Passage, dove concedersi un po’ di shopping prima del rientro.

È stata un’esperienza indimenticabile, per me e per lui. Mio figlio si è già appassionato al turismo letterario e ora vuole andare a visitare “i posti di Cipì” – che abbiamo letto ad Amburgo, su una terrazza del porto, guardando l’Elba…